The Musical Box

GRANDADDY

GRANDADDY "Last Place" (2017)

Quando le distorsioni e le stravaganze incontrano il Pop e l'elettronica, Jed - il robot alcolista - ricomincia a bere e fluttuare dentro un passato mai così vicino al futuro.

NEIL YOUNG

NEIL YOUNG "Harvest" (1972)

Mietere, raccogliere. E poi godere.

MAZZY STAR

MAZZY STAR "So Tonight That I Might See" (1993)

Una voce che ha in sé cento tramonti, dolori e nostalgie.

GOMEZ

GOMEZ "Bring It On" (1998)

 Un salto negli 'war babies' degli anni '60.

  • GRANDADDY

    GRANDADDY "Last Place" (2017)

  • EXPLOSION IN THE SKY

    EXPLOSION IN THE SKY "Those Who Tell The Truth Shall Die,Those Who Tell The Truth Shall Live...

  • NEIL YOUNG

    NEIL YOUNG "Harvest" (1972)

  • MAZZY STAR

    MAZZY STAR "So Tonight That I Might See" (1993)

  • GOMEZ

    GOMEZ "Bring It On" (1998)

WATERBOYS "This Is The Sea" (1985)

Scritto da WES XIV. Postato in The Musical Box

Mike Scott: l'uomo che venne dal mare per naufragare in un sogno.

 

Scomodi da definire, problematici da vendere, lo scozzese Scott e compagni arrivano al terzo album con una voglia matta di stupire: lo intitolano 'This is the Sea', ed è un'avventura sonica irrisolta e possente, sintesi prodigiosa di genio e sventatezza, centrifuga schizoide di umori, leggenda e luce.
Il nome della band, preso in prestito da un verso del grande Lou Reed, lascia un vago gusto di rimpianto e nostalgia, come un sogno che non ha il privilegio di terminare, forse perchè incompreso, o semplicemente perchè immortale.
Stanotte ho di nuovo voglia di immergermi in questo sacro mare (o sogno), e lo faccio da 'Don't Bang The Drum', la prima traccia, spiazzante come un pugno di fotogrammi impazziti, cavalcata impetuosa tra tamburi pugnaci, granulosità di chitarre e un riff nevrastenico di piano. Della tromba di Lorimer, invece, sarebbe il caso di scriverci un poema. Su tutto, la voce duttile e gagliarda di Scott, quasi sommersa da un sax voluttuoso e da brusche folate di synth. Un inizio eccellente, epico e toccante, che accarezza una luna (The Whole of the Moon) che splende tra le spume del suo oceano e si dissolve sulle ali di un piano, quelle di 'Spirit'. Terza traccia dove la voce di Mike pare rubata a un breve peana solitario, le parole intrise di speranza rabbiosa, di saggezza lontana. Poi, improvviso un soffio di sax e, perbacco, è già finita: in casi come questo, premere il repeat è un puro fatto fisiologico. Con un cuore ormai abdicato, accogliamo 'The Pan Within': brano alienato e arcigno che lascia sospesi tra la meraviglia e un lieve, gradevolissimo, senso di incompiutezza, idem dicasi per la successiva 'Medicine Bow'. Val bene un respiro profondo, adesso: 'Old England' si manifesta come sentenza e affresco, rimpianto crudo e fiera condanna, protagonista l'irresistibile gioco in controtempo del piano di Scott, quel suo incedere scellerato, con la voce madida di rabbia tra i rintocchi gelatinosi delle campane, i voli bassi del coro e quel sax febbricitante di Thistlethwhite. Semplicemente indimenticabile. 
A questo punto, una sequenza finale da cardiopalma: 'Be my enemy', 'Trumpets', e 'This is The Sea', che chiude: una festa di corde acustiche, con quell'incedere armonico caldo ed epocale, quel cinguettare di tamburini, il cospirare ammiccante di synth e piano, e quel dipanarsi sordido tra strali di violino, elettricità vibranti, refoli di tromba e diagonali improvvise di sax. Vero e proprio tappeto sonoro che prima si estenua in un crescendo stritolacuore e poi si adagia nel pozzo inquieto di un'anima per nulla placata, mai arresa, forse solo in cerca di un respiro chiamato vita.


|Wes Xiv|

Tracklist:

1. "Don't Bang the Drum" -- 0:00
2. "The Whole of the Moon" -- 6:47
3. "Spirit" -- 11:47
4. "The Pan Within" -- 13:37
5. "Medicine Bow" -- 19:51
6. "Old England" -- 22:36
7. "Be My Enemy" -- 28:08
8. "Trumpets" -- 32:26
9. "This Is the Sea" -- 36:03