The Musical Box

VINCENT GALLO

VINCENT GALLO "When" (2001)

La magia di una strada chiamata Highway 66'.

GENESIS

GENESIS "The Lamb Lies Down On Broadway" (1974)

I sotterranei infernali di una Broadway grottesca, visionaria, surreale.

GUIDED BY VOICES

GUIDED BY VOICES "Motivational Jumpsuit" (2014)

La nuova creatura di Robert Pollard, reincarnata nel ruvido primo lustro dei '90.

  • BONNIE 'PRINCE' BILLY

    BONNIE 'PRINCE' BILLY "I See A Darkness" (1999)

  • VINCENT GALLO

    VINCENT GALLO "When" (2001)

  • THE MAGNETIC FIELDS

    THE MAGNETIC FIELDS "69 Love Songs" (1999)

  • GENESIS

    GENESIS "The Lamb Lies Down On Broadway" (1974)

  • GUIDED BY VOICES

    GUIDED BY VOICES "Motivational Jumpsuit" (2014)

BRUCE SPRINGSTEEN "Nebraska" (1982)

Scritto da WES XIV. Postato in The Musical Box

Strade di ghiaccio, strade di fuoco.


Al culmine dei consensi, nei dieci anni più fortunati della sua carriera, |S|P|R|I|N|G|S|T|E|E|N| si concede una 'pausa' musicale di riflessione. Nebraska stupisce tutti. Lontano dalla 'fabbrica del rock', Bruce si isola con chitarra e voce a cantare delle ballate folk che sembrano nate dalle nostalgiche ispirazioni tipiche del grande maestro Woody Guthrie. Le incide su un vecchio registratore a quattro piste e si tiene la cassetta con il master, per giorni, in tasca nella giacca.
Per noi che non c'eravamo, o eravamo nati da pochissimo, forse è impossibile afferrare in pieno l'impatto che ebbe questo disco. Non dopo anni di dibattiti sulla presunta morte del rock al cui tirar di somme si è concluso che se non è morto è morta di sicuro la sua centralità (tutte cazzate! il rock è vivo e vegeto, come lo era ancora a quel tempo. Il rock non si può spiegare, o lo vivi o non lo capirai mai. Non è solo chitarra, basso e batteria. Il rock è il fuoco che ti brucia dentro. Ma questa è una storia a parte). Quando uscì questo disco, il rock era ancora la colonna sonora e la malintesa ideologia di due o tre generazioni. Oggi - dopo la rivoluzione hip/trip/hop e la relativa (presunta) restaurazione grunge, dopo che i computer hanno sopravanzato le chitarre - non è che una delle innumerevoli musiche pop disponibili. Né più vivo né più attuale del jazz o della classica, certamente meno intrigante della migliore elettronica e dei bastardi mutanti generati dalle copule del pop occidentale con le musiche terzo e quartomondiste. Innocuo sottofondo dimentico (ma in fondo senza colpa) che fu un tempo,  nello spirito se non nella sostanza, inno di barricata. Una "ragione per credere", per citare il titolo dell'ultima canzone di quest'album epocale. 
The River aveva occupato per un mese il primo posto delle classifiche americane e il tour seguente aveva battuto a tappeto per la prima volta non solo gli U.S.A. ma pure il Vecchio Continente, in precedenza appena sfiorato al tempo di Born To Run. Ogni concerto europeo era stato un evento e il ritorno in patria, un trionfo. Più che il suo nuovo re il rock'n'roll aveva trovato, come Mike Appel aveva previsto, un messia. Era Elvis ma era pure Dylan. Ed ecco che a 15 mesi dalla fine di un tour di cui si era detto come di un Secondo Avvento il re rinunciava al suo scettro, metteva in cantuccio la celebratissima E Street Band e se ne usciva con un album acustico registrato in solitudine con 4 piste a cassette, spendendo un migliaio di dollari (il costo del registratore), meno di un seicentesimo di The River. Era un Bringing It All Back Home alla rovescia, diciassette anni dopo: se con quel disco Bob Dylan aveva spiazzato i fans elettrificando la sua musica, Bruce seguiva il percorso inverso, suscitando il medesimo clamore. Ma il suo pubblico, per quanto già sterminato, era ancora un pubblico che ne analizzava ogni mossa di profondità, attento oltre che appassionato, lontano da quello superficiale che gli sarà portato in dote da Born In The USA, e a parte la Columbia nessuno si sentì tradito stavolta. Come un bambino indesiderato, ma poi voluto e fortemente amato, Nebraska non fu figlio di una volontà precisa ma del caso. Nei due mesi successivi al tour promozionale di The River, infatti, mentre la ES Band si concedeva il meritato riposo, uno Springsteen irrequieto cominciava a mettere su nastro, nel soggiorno di casa sua, i provini per un nuovo album: non scrive la musica, registra le sue idee man mano che gli vengono; è stato sempre il suo metodo. Chi ascoltò i suoi demo domestici riferisce che variavano da registrazioni molto libere a interi brani che sono di per sé canzoni finite, che si può poi decidere o meno di riarrangiare per un gruppo. Bruce incideva questi provini e poi li portava in studio come traccia da far eseguire ai musicisti. Bene. Questa volta, l'abbondanza di materiale era fuori dall'usuale e l'album faticò e prendere corpo; sembrava un rebus per il quale nemmeno un nuovo album doppio avrebbe stavolta offerto una soluzione. Il taglio del nodo gordiano fu la decisione di pubblicare, così com'era, una cassetta che il nostro uomo si era portato in tasca per settimane. Nell'Ottobre del 1982 uscì Nebraska: dieci canzoni per voce, chitarra e armonica.
Il clima che si respira in questo disco che ha la ruvidezza e il fascino dei 78 giri di Robert Johnson e delle registrazioni sul campo di Jackie Lomax è trasmesso alla perfezione già dalla bellissima copertina, con le sue scritte in rosso su nero e una desolata strada di campagna vista da dentro un'auto in corsa verso  un orizzonte completamente coperto da nubi tempestose. La canzone che lo intitola lo inaugura e stabilisce il clima. Su una melodia scarna Springsteen racconta, in prima persona, la storia di una coppia che partendo dal Nebraska arriva a Wyoming lasciando per strada una lunga scia di omicidi senza senso. Al giudice che lo condanna a morte il protagonista non sa dire altro che "non posso dire che sono pentito di quel che abbiamo fatto/almeno ci si è divertiti un pò, signore", un eco sconvolgente del galeotto di Folsom Prison Blues di Johnny Cash che cantava "ho sparato a un uomo a Reno solo per vederlo morire". Proprio Cash, che non a caso riprenderà ben due brani di Nebraska, Johnny 69 e Highway Patrolman, è il principale referente di un LP che più che come folk va catalogato, forse (perchè il catalogare è la coltellata al cuore di ogni artista), come rock acustico. Le accelerazioni rock'n'roll di Johnny 99, State Trooper, Open All Night parlano chiaro in tal senso. Ma se si immagina di togliere la chitarra e sostituirla con il sibilare di un sintetizzatore e il battito di una batteria elettronica, ci si accorgerà che potrebbero benissimo essere canzoni dei Suicide
Non ha tuttavia molto senso analizzare Nebraska dal punto di vista musicale. E' essenzialmente un album che racconta storie, grandi e terribili, violentissime e disperate come un film di Sam Peckinpah. Nessun artista pop aveva mai fatto del proprio paese un ritratto tanto impietoso. L'unica, insopportabilmente ambigua concessione ai valori tradizionali alla base del 'sogno americano' è la decisione dell'onesto poliziotto di Highway Patrolman, lanciato all'inseguimento del fratello delinquente che si è macchiato probabilmente di un assassinio, di fermare l'auto di pattuglia e lasciargli superare il confine per il Canada. Vince la famiglia, proprio nel momento in cui va a pezzi; perdono il senso del dovere e la giustizia. "Qui ci sono soltanto sconfitti e vincitori/ed è meglio non rimanere dalla parte sbagliata", ammonisce il protagonista di Atlantic City. Ma non è vero. Sulle scure autostrade di Nebraska, "dove restano inespiati i nostri peccati" (My Father's House), tutti sono sconfitti.

|WES XIV|

 

  1. Nebraska
  2. Atlantic City
  3. Mansion on the Hill
  4. Johnny 99
  5. Highway Patrolman
  6. State Trooper
  7. Used Cars
  8. Open All Night
  9. My Father's House
  10. Reason to Believe

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A CERTAIN RATIO "The Graveyard And The Ballroom" (1979)

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17-05-2014
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17-01-2015
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ARVO PART "Tabula Rasa" (1984)

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BANCO DEL MUTUO SOCCORSO "Io Sono Nato Libero" (1973)

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28-05-2014
BELLE & SEBASTIAN "If You're Feeling Sinister" (1996)

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BLONDE REDHEAD "Melody Of Certain Damaged Lemons" (2000)

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18-03-2017
BOB DYLAN "1966 Live Recordings" (2017)

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BOB DYLAN "Blood On The Tracks" (1975)

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24-02-2014
BONNIE 'PRINCE' BILLY "I See A Darkness" (1999)

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05-02-2013
BRUCE SPRINGSTEEN "Nebraska" (1982)

Strade di ghiaccio, strade di fuoco. Read more

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MERCURY REV "Yerself Is Steam" (1991)

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MOBY GRAPE "Moby Grape" (1967)

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MOGWAI "Rave Tapes" (2014)

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Mietere, raccogliere. E poi godere. Read more

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NICK DRAKE "Five Leaves Left" (1969)

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NICK DRAKE "Pink Moon" (1972)

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01-03-2015
NICK DRAKE "Time Of No Reply" (1986)

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NICO "Desertshore" (1970)

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PAOLO CONTE "Una Faccia In Prestito" (1995)

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10-01-2013
PENGUIN CAFE ORCHESTRA "Music From The Penguin Cafe" (1976)

Un mondo armonioso e fatato. Read more