Ciò che manca a quest'era terrificante.

Scritto da The Truth. Postato in Salotto satirico

Punti.

Con ciò che oggi viene spacciato per “lavoro” non sperimento quell’alienazione necessaria di cui parlava Hegel, per mezzo della quale lo spirito, terminata l’opera, torna in se stesso accresciuto, rinvigorito, temprato e migliorato in virtù della sua esperienza pregressa.

Non mi approprio dei prodotti della mia attività, non affino la mia capacità manuale e mentale che si estrinseca nella realizzazione di una creatura mia propria, figlia della mia manualità, del mio pensare, della mia lima o della mia penna. La mia abilità, il mio saper-fare non si concreta nella modellazione di un vaso o nella cucitura di una stola pregiata; non si sostanzia in un manufatto intagliato o in un prezioso filato; non partorisce nessuna opera o scritto che siano riflesso di me stesso. Un mestiere sta a un lavoro come un artigiano sta a un impiegato catastale.

In che cosa si sostanzia allora questo decantato lavoro, che cosa mi permette di fare? Mi radicalizza, mi dà una forma e un senso. Il suo. Impratichendomi, mi insegna delle OPERAZIONI, come si impartisce al cane il compito di recuperare l’osso gettato o come si addestra il cavallo a chinarsi dinanzi allo schiocco di frusta. 
Il settore dei servizi è l’archetipo di questo fare computazionale. Banchieri, contabili, consulenti, revisori, pubblici impiegati, burocrati, incarnano questa serialità macchinica, una lunga lista di atti serializzati, di boriosi calcoli, di maniacali ripetizioni.

E che, sono forse al mondo per vendere fumo a gente un po’ tocca? Magari per pigiare i tasti di un computer 8 ore al giorno o calcolare l’imposta sul reddito? E per quale motivo? Per poter ringraziare, a fine giornata, di essermi “guadagnato la pagnotta”? Che cosa me ne importa di tutte queste cose!

“Il mio vivere è tanto poco una missione quanto il crescere e il profumo per un fiore.”
L’Arte in tutto ciò non serve proprio a nulla. I suoi stessi strumenti, le sue dotazioni – borghesi ne delimitano il campo di possibilità; la sua fruizione è destinata ad un popolo, parimenti, borghese. 
Arroccatasi nel proprio fortino, è divenuta sost
entamento di pochi obnubilati che nulla hanno a che fare con la realtà lì fuori, con il fango che insozza le strade e gli animi. Necessaria valvola di sfogo, nella sua anemia contribuisce a perpetrare l’odierno status quo nel suo marginarsi in un piano distinto e separato da quello della realtà. Un universo a-parte, con un proprio statuto e una propria circoscrizione, e pertanto implicitamente avverso a tutto ciò che non appartiene al suo campo marcato, al suo specifico territorio. In questo senso sposa perfettamente la sua secolare funzione consolatoria e d’intrattenimento, il suo essere un diversivo TRA I DIVERSIVI. Bisogna starci, là fuori, essere tra la gente, vivere lo spasmo e l’orrore del post-modernismo. Ciò che manca a quest’era terrificante è un nuovo Pasolini.


The Truth