La Borghesia

Scritto da The Truth. Postato in Salotto satirico

La Borghesia.

La borghesia deve darsi una parvenza di universalità di modo da annichilire le aspirazioni e i desideri del singolo individuo sminuendolo a disadattato sociale, suscitando in quest’ultimo quel senso di inadeguatezza e di incapacità ad allinearsi rispetto all’ordine sociale costituito che, ad oggi, è proprio di molti individui. Motivo principale di quella subdola ed inspiegabile irrequietudine che striscia nella coscienza di ciascun uomo preso nella morsa del sociale. 
Là dove per “sociale” si intende l’ordine statuito da una ristretta cerchia di persone – borghese – e spacciato, promosso, reclamato, generalizzato come naturale ordine delle cose.

La legge non è altro che l’istituzionalizzazione di questa ideologia di pensiero: ratifica formale (cioè statale) di tale conversione. E’ per questo che provoca, nell’individuo disobbediente, un frustrante senso di colpa: perché egli ha anteposto i propri istinti, le proprie pulsioni, le proprie azioni a quelle comunemente condivise, che sono per definizione borghesi, ma che gli sono estranee. Non le identifica come sue.

La civiltà, termine laccato col quale oggigiorno si designa un unico stile di vita – borghese, si configura come l’introiezione, l’assimilazione inconscia da parte del popolo (e quindi di tutti gli individui appartenenti anche alle classi sociali più umili) di questi valori, usi, costumi – ancora una volta, borghesi . Non essendo, la democrazia, che un buffo camuffamento del despotismo qui descritto e tuttora esistente.

Chi non riconosce l’azione e l’effetto di tale processo che invade ogni ambito e spazio sociale contemporaneo, o è un conformista, e quindi non è in grado di cogliere le sottili manifestazioni mediante cui questo processo si rivela, o è un borghese agiato, e quindi non ha alcun interesse nel riconoscere l’egemonia dello stesso.

Puntualizzo, anche se il discorso è di ampio respiro e non è questo il luogo per affrontarlo nella sua poliedricità. La legge, oltre che rendere universale una sola corrente di pensiero (prima elitaria, ora maggioritaria; passaggio terminologico da non sottovalutare), si erge a scudo formale posto a protezione degli interessi circoscritti (e quindi dello stile di vita) di coloro che legiferano, cioè autoproclamantesi proprietari. E chi è che promulga decreti e affolla le aule di camere e parlamenti? I proletari, gli immigrati? I residenti delle case popolari, i disgraziati alla gogna con un mutuo trentennale da pagare? Le prostitute, i malati lungodegenti?

Ci si batte con petizioni e istanze popolari affinché la voce dei "cittadini" venga ascoltata; puerili tentativi che quasi mai conoscono il successo, e quando sono accolti vengono potati dei rami più spinosi per renderli docili, mansueti, inoffensivi. E' quella che viene definita, con un eufemismo a dir poco ridicolo, "integrazione". Con cadenza ormai risibile si deliberano provvedimenti che raccolgono, talvolta, un ampio consenso; e subito si leva il muggito plebiscitario che si fa vanto delle conquiste e dei riconoscimenti legislativi ottenuti dopo estenuanti battaglie. Cosa sono, queste conquiste, se non delle indulgenze, degli atti di clemenza, dei buffetti da parte del "legislatore" (un borghese antropomorfizzato) verso la cosiddetta "sovranità popolare", illusa di essere detentrice del potere? Ed anzi, il riuscire a strappare qualche "diritto" è indice di una borghesia facentesi sempre più proletaria nel senso più vile del termine, animale ingordo troppo preso dal processo di ACCUMULAZIONE che va inglobando usi e stilemi di basso profilo verso i quali, sino a pochi anni fa, nutriva una forte idiosincrasia. La borghesia non anela a nulla di nobile, né la plebe si preoccupa di ciò che non riempia la pancia e non risuoni nella bisaccia. Questo decennale processo di osmosi è il dramma principale di tutte le democrazie occidentali.

The Truth