Dove nascono le iperboli, la menzogna sta già tessendo la sua trama.

Scritto da The Truth. Postato in Salotto satirico

Dove nascono le iperboli, la menzogna sta già tessendo la sua trama.

Leggo Manzoni, leggo Kafka, leggo Nietzsche e Schopenhauer, Platone e Aristotele, Dostoevskij e Gogol, e mai, mai m'è sfuggita una sola traccia del loro pensiero, perché i veri autori, i grandi autori, prediligono sempre il concetto all'espressione, e dove c'è concetto c'è espressione, ma non vale il viceversa. Leggete un vostro pezzo e leggete questi autori, il raffronto tra una pagina dei loro libri e uno dei vostri pezzi è implacabile, subito si leva il lezzo dell'artifici
osità e il sudiciume della prolissità più vacua, e la colpa, è inutile ritrarsi, è dei francesi, di questa masnada di disgraziati che hanno farneticato per tutto il Novecento impapocchiando generazioni di semplici curiosi, come il sottoscritto, che si è salvato per tempo, e per fortuna direi. La loro lingua geometrica non ammette crepe né interstizi, si muove su parole dentellate che contengono l'innesto per le successive, così facendo pretendono di coprire tutto lo scibile umano, di territorializzare (visto che vi piace così tanto il termine) ogni aspetto della vita umana. Ma la mappa non è il territorio, la verità non si lascia coartare nelle parole, perché essa consiste nella capacità di saper dire "sì sì, no no"; dove nascono le iperboli la menzogna sta già tessendo la sua trama. Non esistono mezze verità, le verità parziali sono verità mendaci, assumono spesso la forma di un angelo che brilla di luce luciferina, altrimenti non avrebbero così tanti seguaci. Mangereste mai dolciumi bacati e pane raffermo? No, non li mangereste, perché il pane non sarebbe pane e i dolci non sarebbero dolci; così la verità esige soltanto di essere guardata e non si ritrae in un dedalo fittizio di parole. La soluzione sarebbe tacere, ma diventare eunuchi fa paura a molti, persone intelligenti finiscono per scrivere spinte dalla megalomania, non producono un solo pensiero che non sia il parto di un'altra mente, e di quella scrittura così liscia, così pulita, così netta eppure così densa nella sua semplicità cosa resta? L'amaca di Michele Serra.

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