Pasolini.

Scritto da The Truth. Postato in Salotto satirico

Pier Paolo ai giorni nostri.

Pasolini è diventato un feticcio, un monìle da idolatrare ciecamente senza vivisezionarlo con coscienza critica; più di coloro che non leggono i suoi scritti mi preoccupano gli idolatri che lo osannano a priori e che - loro sì - si accaniscono come cani sul corpo bavoso di un morto, la profluvie di immagini che ha invaso la rete in questi giorni è emblematica della sacralizzazione di un idolo, l'indignazione che sorge dinanzi alle critiche alla sua persona ne è la testimonian
za più palese, ché non ci si può permettere di desacralizzare il sacro.
Questo processo è molto interessante da un punto di vista psicologico, la sua scomparsa in circostanze ancora fumose agisce retroattivamente finendo per santificare tutta la sua figura, per cui si innesta una sorta di nemesi nell'inconscio collettivo in virtù della quale l'intellettuale torna per riscattare la sua memoria. Questa prospettiva escatologica è tipica della mitizzazione degli eventi, l'ingiustizia viene ripagata con la redenzione ad opera del tempo inquisitore, duole ammettere che l'ipotesi di un omicidio in un contesto omosessuale senza mandanti politici di sorta acquista sempre maggior credito. Ridimensionare la sua fine significa ridimensionarne la portata, era un uomo, e come tutti gli uomini passibile di defettibilità. Grande cineasta, scrittore modesto e pessimo poeta (per informazioni leggere Gadda o Bufalino), non è riuscito, assieme a molti, a leggere la filigrana del suo tempo, ma non dobbiamo fargliene una colpa. Restano i suoi film, i suoi romanzi popolari intrisi di masochismo, quel masochismo che era lo stigma della sua persona, la figura dell'Italietta violentata e allo sfacelo si sovrappone a quella del corpo avvizzito, il rimpianto per i tempi andati è anche figlio di una nostalgica visione per il corpo che sfiorisce, si avverte il rammarico per le partite all'aperto, per la giovinezza svanita, per i corpi dalla pelle levigata sempre protagonisti dei suoi film. Per questo è il cinema la sua opera più riuscita, perché attraversato da quell'indole che è propria dell'autore, l'indole di un uomo intriso di vizi e contraddizioni, anche in questo sta la grandezza del film di Ferrara, bistrattato dai più perché responsabile della mondanizzazione di un idolo. Descrivere il Potere come un'entita circoscritta, polarizzata e antitetica rispetto ad una grande massa indifferenziata succube del despotismo totalizzante, poi, significa semplificare la realtà, ché tutti, proletari e borghesi, si son resi partecipi, tacitamente o meno, di un cambiamento di portata globale in quegli anni. Ed infine, con 'sta storia dei nomi irrivelabili... insomma, come dice Arbasino, "il fatto delle mancanza di documenti... tanti a dire: Io so, io so, io so… Ma allora dillo, allora scrivilo!".


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