L'eredità del '68.

Scritto da The Truth. Postato in Salotto satirico

Il 68.

Simpatici questi luminari della morale e dell'equanimità, credono che la politica sia un affare di anime belle, che si debba avere riguardo nei confronti dell'altro mossi da un alto principio di giustizia sociale e di squallido idealismo umanitarista, ancora dobbiamo renderci conto di come la politica sia luogo di composizione e di sintesi degli interessi particolari, non esistono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, come dicono quei poracci che urlano "Tutti a casa"; il ceto governante è sempre un riflesso del popolo dei governati, prendersela con chi è al potere è un comodo espediente per insabbiare le proprie colpe, come fanno i cani coi loro escrementi. 

E' facile gridare allo scandalo per la disoccupazione, per le imposte e per il nepotismo dilagante, ma quegli stessi padri che oggi inveiscono contro i padroni sono gli stessi che negli anni Ottanta si ingozzavano sulle loro tavole, lo Stato mammone ha allattato sulla base di criteri scriteriati un plotone di dipendenti e funzionari pubblici, sulle spalle dei figli pesa lo Stato sociale degli ultimi quarant'anni, e guai a toccare quelli che sono "i diritti acquisiti", cos'altro hanno da rivendicare questi adulti che puzzano di vecchio e non sono in grado di leggere una mail o di capire un linguaggio di programmazione? E' stato bello crogiolarsi nella mangiatoia munifica dello Stato afferrando pensioni dorate e assegni familiari con requisiti di anzianità ridicoli, l'assistenza pubblica è stata per anni il vello d'oro di privati e imprese, coloro che ci fanno la paternale hanno beneficiato per trent'anni di opportunità impensabili al giorno d'oggi, hanno moltiplicato fiumane di enti, fondazioni, istituti pompati a suon di denaro pubblico, li ritrovi in prima fila con le bandiere nei cortei dei sindacati, ora che siamo chiamati a rendere conto delle nostre nefandezze ce la prendiamo con lo Stato, ma dov'era lo Stato quando mangiavate lietamente alla sua tavola? 
E ci vengono a dire che i giovani devono fare i sacrifici, che non dobbiamo essere choosy, che dobbiamo accontentarci di ciò che passa il convento, proprio loro, gli pseudo-rivoluzionari del Sessantotto chiamati a cambiare il mondo e ritrovatisi incartapecoriti sotto le tavole dei nostri impresari, bell'insegnamento hanno da darci i nostri padri, e non si dica che qualcuno è esente da colpe, ché chi non ha mangiato ha comunque votato. Ma noi rimaniamo a succhiarci il pollice e a strattonare la gonna delle nostre mamme, impossibile pensare che i nostri nemici circolìno per casa, fino a quando non si reciderà questo cordone ombelicare, fino a quando non ci si renderà conto che siamo nel bel mezzo di una lotta intergenerazionale avoglia a prendersela coi Renzi e coi Berlusconi, allora parafrasando quel tale è cosa buona e giusta dire "Ve lo meritate, il precariato!".

The Truth