Il favoloso mondo di Amélie - Jean-Pierre Jeunet (2002)

Scritto da WES XIV. Postato in Piani Americani

Montmartre e le sue fiabe.

Che questo film dovesse essere qualcosa di particolare era scritto nel destino e nel pedigree dei suoi protagonisti. Dal passato grottesco (Delicatessen) e splatter (Alien 4) di Jean Pierre Jeunet a quello bello e dannato di Matthieu Kassovitz (prima che attore, regista di 'L'odio'), erano in pochi ad aver mai avuto a che fare con le commedie ad alto tasso di zuccheri. Se poi aggiungiamo alla formula un giovane musicista conosciuto (ed apprezzato) solo nel giro dell' avanguardia transalpina (Yann Tiersen) e un'attrice che non avrebbe dovuto essere lei (Audrey Tautou ha sostituito all'ultimo momento Emily Watson) si capisce come 'Il favoloso mondo di Amélie' sia nato sotto la costellazione del caso, dell'indeterminatezza, della stravaganza. E questa è stata la sua fortuna.
Perché se a condurre le danze fossero stati vecchi mestieranti del politically correct, magari nati e cresciuti in provincia di Hollywood, allora ci saremmo trovati di fronte all'ennesima melensa commediola dei buoni sentimenti, killer dei diabetici e generatrice di istinti vendicativi verso tutto ciò che è buono e bello. Invece, come accade poche volte, in 'Il favoloso mondo di Amélie', tutto è diventato piccolo, delicato, perfetto. Tra il realismo e la favola, Jeunet scelse la seconda, ornando le vicende della signorina Poulain con arabeschi fantastici, elementi onirici, divertenti e divertite soluzioni anticinematografiche. Il risultato è un testardo e contagioso inno all'ottimismo: due ore di sano divertimento che non solo scivolano via con la leggerezza di una brezza d'estate, ma ti tatuano sul viso un sorriso che alla fine della fiera non ne vuol sapere di andar via.
Erano anni che non mi capitava di rivederlo: ieri sera, infatti, i miei gatti si sono intrufolati in ufficio per tentare di rubare quelle che a loro sembravano lettere d'amore: due bollette di luce e gas.

 

|Wes Xiv|