Sul ruolo della critica cinematografica.

Scritto da The Truth. Postato in Piani Americani

Il Critico.

C’è gente che si perde con ingenuità quasi puerile in un mondo da essa costruito artatamente sulle nuvole, che si diletta nell’edificare castelli di carta e nello spacciarli per architetture solide e reali. Essi si accostano alle opere e alle azioni come fossero asintoti: possono sfiorarle senza mai afferrarle.

Sono i fideisti della parola. Coloro i quali trattano verbi e vocaboli non come strumenti indispensabili dell’officina del sapere, bensì come templi sacri di saggezza. 
Scambiando il significante per il significato, baloccandosi di delirare nell’etere, di costruire realtà sovrasensibili, pretendono di giungere tramite le parole, attraverso questi scatoloni vuoti, alla pura essenza delle cose. Sono convinti che il Verbo risieda nella parola: prendono la forma per il contenuto, girano e girano a vuoto senza mai arrivare a niente, masticando di continuo le etichette appiccicate a forza sulle cose per poterle designare. Preferiscono sempre un approccio di stampo ermeneutico a quello analitico, fino a perdersi nei meandri dei costrutti più ricercati e delle interpretazioni più oscure pur di suonare originali.

E questa è diventata la critica cinematografica. Questo lambiccarsi alla ricerca delle parole più ricercate, questa creazione di sovrastrutture che hanno la stessa consistenza del fumo di tabacco (per altro di pessima qualità), la voluttà di imbastire iperboli e panegirici senza mai concludere nulla, senza poter offrire visioni ricche e pregnanti, purché corroborate da valide deduzioni. La critica deve essere simile ad una cartografia del territorio: deve approcciarsi ad un’opera allo stesso modo con cui il radiologo guarda alla sua lastra; il suo compito è quello di riesumare le città sommerse che covano dormienti sotto la superficie, senza scambiare il mezzo – la scrittura – per lo scopo. Ad oggi la critica è più vicina a ciò che l’astrologia è per gli ignoranti. Da qui il progressivo allontanamento del pubblico che ha cominciato a guardare di sbieco alla critica e alle sue strampalate camuffate da colpi di genio. 
Il ruminante è l’animale che ben si attaglia alla figura del critico.

The Truth