Della critica e delle pomposità.

Scritto da The Truth. Postato in Piani Americani

Realtà scomode.

Sembra che oggi l'unico modo di produrre uno scritto degno di nota sia racchiuso in un'unica parola: fuffologia. In pratica, si traccia con un compasso un cerchio dal raggio sufficientemente distante dal centro, il concetto, per poi tracciare altri cerchi concentrici sempre più ampi e distanziati, passando per successive intersecazioni, correlazioni, parafrasi ed esegesi. Quindi da una fuffa di pr
imo livello, abbastanza semplice e quasi commovente per l'ingenuità che riesce a suscitare, si passa ad una fuffa al quadrato, esponenziale, gonfiata a livelli imbarazzanti a furia di inoculare assurdità. È pur vero che, come diceva Heidegger, per dire l'indicibile la pura sintassi non è sufficiente, ed anzi essa richiede una tensione e una forzatura del linguaggio capaci di schiudere dimensioni prima precluse, ma già contenute in nuce nella parola stessa. Ma un conto è cercare di colmare lo scarto, di esprimere il tassello mancante, l'afflato, lo iato che separa ciò che è da ciò che ancora non è, in quanto concentrato in potenza. All'interno di un percorso analitico e rigoroso e secondo uno schema mentale ben definito. Un conto è perdersi in considerazioni da strapazzo sull'iperuranio, sull'infinito, la luce, la luce e l'infinito; l'anima, la ferita, il latte e il miele. Tutta la filosofia, la critica, la saggistica contemporanea, in tutti i rami del sapere letterario, oggi, è sintetizzabile in questa minestra riscaldata, aromatizzata e dissimulata con un tocco di poesia per renderla più dolce e digeribile. Una critica talmente esausta, e vacua, che continua a dire il niente. Sono prediche, e tra l'altro della peggior specie.

Un vero filosofo, un vero critico, un vero letterato, si fa capire sempre. Non si tratta di semplificazione ma di intelligibilità. Perlomeno si scorge la sagoma di qualcosa che sta prendendo forma, si è consci di essere davvero davanti alla porta di un tempio che è necessario varcare, con coraggio e determinazione. Tutti questi scrittori e filosofastri del nostro tempo, invece, sono assimilabili a quelle bolle di sapone che volteggiano per qualche secondo in aria, sembrano voler scavalcare il cielo e poi scompaiono, senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Tra un secolo (ma che dico un secolo, tra dieci anni) non li ricorderà più nessuno. Lasciamo stare gli scritti di basso livello, uno sciabordio sconnesso di parole affastellate senza criterio. Parlo di quelli aulici, infarciti di perifrasi e tutti agghindati di orpelli atti a nascondere il nocciolo delle questioni affrontate che, ridotte ai minimi termini, strapperebbero un sorriso anche ad un bambino.

The Truth