SOFIA COPPOLA "Il Giardino delle Vergini Suicide" (1999)

Scritto da WES XIV. Postato in Piani Americani

Amore e morte, morte dell'amore e amore della morte.

 

 

Storia: In una casa borghese della provincia americana degli anni '70 cinque sorelle scelgono il suicidio per fuggire dal perbenismo e dalle costrizioni di una società opprimente.

All'inizio degli anni '70 un fungo colpì mortalmente gli olmi della macchia mediterranea. Il fungo, trasportato dalle navi che facevano le rotte atlantiche, sbarcò nelle Americhe contaminando gli esemplari della regione. Per fermare l'epidemia gli esperti trovarono una sola soluzione: abbattere tutti gli alberi contagiati. Cosa che puntualmente venne fatta riducendo gli olmi a un numero preoccupante. Ora, cosa c'entri questa storia, che potrebbe essere il plot di un romanzo di fantascienza ambientalista, con il primo film di Sofia Coppola, "Il Giardino delle Vergini Suicide"? Molto, se non tutto, perchè questo elemento narrativo, questa traccia, che serpeggia timidamente lungo tutto il film, apparentemente secondaria, disegna la metafora portante e sotterranea di questo sorprendente esordio alla regia costituendone la cornice. Appare all'inizio, in una sorta di epigrafe, con l'affissione sull'olmo di un giardino di una casa della provincia americana di un cartello che comunica l'imminente abbattimento e alla fine con l'inquadratura di un ceppo, ricordo resistente di un albero secolare, immagine simbolo di qualcosa che è andato perduto per sempre. Intorno all'albero, in una scena cruciale del film, si stringono quattro ragazze, le sorelle Lisbon, le vergini suicide, tese a contrastare le seghe degli operai venuti ad abbattere l'olmo e nel tentativo di dissuaderli una delle sorelle dice: "Se le navi non avessero portato il fungo dall'Europa questo non sarebbe successo". In questa scena è contenuto il segreto del film, il meccanismo invisibile che lo radica fino a svelare i fondamenti della cultura americana nata da quel sogno di innocenza che aveva condotti gli europei oltreoceano per fondare un mondo nuovo, libero dal complesso e dagli orrori di una storia millenaria costruita sui morti, sogno che si è trasformato in un incubo corroso dal senso di colpa di aver portato il male della civiltà nelle vergini terre americane. E l'immagine di quattro adolescenti vergini, vestite di bianchi pigiami, spose di candore e naturalezza, di innocenza e ingenuità, strette intorno al simbolo che le rappresenta, è tra le migliori e più efficaci che il cinema ricordi. Perchè mostra senza spiegare gli elementi che hanno caratterizzato la cultura letteraria e cinematografica dell'America: amore e morte, morte dell'amore e amore della morte. Il titolo, in questo senso, presagisce il senso: il giardino (l'America) delle vergini (l'amore mancato) suicide (la morte).
E' questo un film importante anche perchè non vuole dare la sensazione di esserlo. Quasi si defila limitandosi a raccontare una storia con un forte tono letterario, senza tesi esplicite da argomentare, mentre di fatto racconta molto e di più. Un film su come una certa società abbia deliberatamente voluto fare a meno di una certa innocenza; film sulle vittime, film macabro, che fa parlare i fantasmi, che mette in scena i morti per accostarli ai vivi, per mostrarli in tutto il loro inconsapevole sfacelo. E' l'innocenza persa di vista da un altro punto di vista. Non è la guerra del Vietnam, né l'eccidio western degli indiani, né la schiavitù, né il grande scandalo. Riguarda l'altra faccia, quella che non ha potuto esprimersi letteralmente, quella che è stata chiusa in casa, segregata. Quella parte di società di provincia, a cui non è arrivato il '68, che non ha partecipato ai grandi eventi di trasformazione, che sentiva Lou Reed e Patti Smith senza avere la possibilità di emularli. Quella parte di America che ha vissuto all'interno dell'Impero. Quella parte di America che ora è tutta l'America, estesa e infinita provincia incolore, che ha ucciso la sua adolescenza migliore.
Ah, dimenticavo; la colonna sonora è altrettanto degna di nota, porta la firma degli AIR.

|Wes Xiv|

Titolo originale The Virgin Suicides
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1999
Durata 97 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Sofia Coppola
Soggetto Jeffrey Eugenides
Sceneggiatura Sofia Coppola
Casa di produzione Paramount Classics
Fotografia Edward Lachman
Montaggio Melissa Kent James Lyons
Musiche Air
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani