Django Unchained (2013)

Scritto da Nicola Donadio. Postato in Piani Americani

Tanta attesa per un film godibile, ma con poca farina del sacco di Quentin.

 

 

 

*Regia, soggeto, scenggiatura: Quentin Tarantino.

*Django: Jamie Foxx

*Schultz: Christoph Waltz

*Candie: Leonardo Di Caprio

*Altri attori: Samuel L. Jackson, Kerry Washington, Franco Nero, Quentin Tarantino, Don Johnson, Walton Goggins.

*Produzione e durata: The Weinstein Company, USA, 165 min.

 

Texas 1858, a due anni dalla Guerra civile lo schiavo Django viene comprato dal cacciatore di taglie di origine tedesche, King Schultz, per farsi aiutare a uccidere due ricercati. In cambio allo schiavo viene promessa la libertà e del denaro come ricompensa. Compiuta la missione i due non si separano, ma si mettono sulle tracce della moglie di Django, Broomhilda. La donna è schiava di Calvin Candie, un grande latifondista del Mississippi, con la passione per le lotte tra "mandingo". Schultz e il suo compagno di avventure inventano uno stratagemma per liberare la donna, ma le cose vanno in modo inaspettato, aprendo le porte ad un finale da exploitation, dove conflagrano Sergio Leone, Morricone e Franco Micalizzi con la sua colonna sonora cult di Lo Chiamavano Trinità. Dove si trova il confine tra omaggi o citazioni e il saccheggio vero e proprio?

L'amore di Tarantino per i b-movie italiani e in particolare per i cosiddetti "spaghetti western" è ormai cosa nota. Mai, però, il regista era arrivato al punto di ispirarsi apertamente a questo sotto-genere, sia nel titolo che nel metodo di lavorazione complessivo. Il personaggio Django compare per la prima volta nel 1966 nel film omonimo di Segio Corbucci. Da quel momento fu riproposto decine di volte (ad esempio in Germania il successo fu così grande che uscirono una trentina di titoli col nome Django all'interno) fino all'unico vero sequel che è Django 2 di Nello Rossati del 1987. Il Django di Tarantino non ha caratteristiche simili al Django interpretato a suo tempo da Franco Nero, si tratta solo di un semplice omaggio. 

I tratti fondamentali degli "spaghetti western" erano gli scarsi mezzi a disposizone, il budget molto basso, una serie di idee originali sviluppate, però, secondo canoni stereotipati (spesso si trattava di serie di film, quindi il riferimento alle opere precedenti era praticamente necessario). Il regista de Le Iene ha ribaltato tutto realizzando un film costoso, con mezzi all'avanguardia, con idee molto poco originali e secondo i suoi precisi canoni degli ultimi anni, specie quelli già presenti in Inglorious Bastards. La scarsa verosimiglianza delle storie di Corbucci, Leone & co. viene ripresa e, se possibile, amplificata dal regista di Knoxville. Di alcuni film, ad esempio di Sergio Leone, riprende persino gli anacronismi, ovviamente in maniera volontaria, ma questo non cambia la sostanza delle cose. Nessuno metterà in dubbio che Tarantino stia facendo molto per riscoprire un genere ormai morto e di questo gli va dato merito; però, da qui ad appropriarsi degli aspetti più affascinanti e delle icone più rappresentative di alcuni film ce ne passa.

Se c'è qualcosa che Tarantino ha sempre conservato sin dai primi film è l'attenzione meticolosa per il cast. Anche Django Unchained gode della splendida prova di alcuni grandi attori come Christoph Waltz (oscar come miglior attore non protagonista), Jamie Foxx, Leonardo Di Caprio, Kerry Washington e soprattutto il solito Samuel L. Jackson. Cammeo sia di Franco Nero che di Tarantino stesso.

Provocatoriamente potremmo dire che più che l'Oscar come miglior sceneggiatura originale forse a Tarantino doveva andare l'oscar come miglior scenggiatura NON ORIGINALE, se non altro per rispetto di Sergio Leone che all'epoca di Per un pugno di dollari, condannato a un maxi risarcimento per plagio nei confronti di Yojimbo di Akira Kurosawa ebbe a dire: "Kurosawa aveva tutte le ragioni per fare ciò che ha fatto. È un uomo d'affari e ha fatto più soldi con questa operazione che con tutti i suoi film messi insieme. Lo ammiro molto come regista". Invertendo le parti avrebbe potuto benissimo dire la stessa cosa di Quentin Tarantino, un uomo d'affari, di pubblicità, ma sicuramente un regista ammirabile.     

Nicola Donadio