Terraferma (2011)

Scritto da Nicola Donadio. Postato in Piani Americani

La distanza tra la legge del mare e la legge dello stato in un film dal volto umano.



* Regia: Emanuela Crialese

 

* Attori: Filippo Puccillo, Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Beppe Fiorello

* Produzione e durata:  2011 Italia, Francia, 01 distribution, durata 88 min. 

In un'isola del mediterraneo a largo della Sicilia, Filippo ha perso il padre in mare e aiuta il nonno nella pesca. Nella stagione estiva dà una mano alla madre, che intanto affitta stanze ai turisti e che vorrebbe traferirsi fuori dall’isola per dare al figlio la possibilità di un futuro. Ma Filippo non sembra convinto di voler partire. Quando arrivano tre coetanei in vacanza, il ragazzo si invaghisce di Maura e la sua vita viene stravolta. Ad ogni modo il sogno della terraferma non è esclusiva degli abitanti dell’isola, alle prese con le difficoltà di andare avanti giorno per giorno. Infatti a largo dell’isola compare un barcone carico di immigrati clandestini che cerca disperatamente di giungere a riva. Filippo e il nonno aiutano alcune di queste persone e in particolare una donna partoriente. Le leggi del mare però non coincidono più con le leggi dello Stato e questo sfasamento si trasforma in un ricatto disumano. Il tragitto di Filippo è condizionato dalla sbandata che si è preso per la bella turista. E se la codardia è per lui fonte di sofferenza, il coraggio che mostra quando deve andare verso la “terraferma” è un riscatto assoluto dal punto di vista sia sociale che umano.

Terraferma rimanda a due grandi del cinema (e non solo): Pasolini e Rossellini. L’intellettuale friulano, nello splendido Alì dagli occhi azzurri, sperava in un’unione “umanistica” tra i popoli del terzo mondo che sarebbero giunti in Italia e la gente del nostro Mezzogiorno. Questa profezia si può tranquillamente tradurre in quella legge del mare che perseguono i pescatori del film.
Ma Terraferma è anche un film realista, che racconta un duplice dramma umano senza interventi a gamba tesa da parte dell’autore e che quindi ci riporta, con le dovute proporzioni, ad alti momenti del cinema italiano. La vicinanza a Rossellini è, anche un po’ romanticamente, rintracciabile nell’ambientazione isolana dell’opera.
Che Crialese fosse un artista maturo non era in dubbio, ma questo film lo proietta in quella ristretta cerchia di registi che possono ancora levare la propria voce in difesa dei deboli, senza cadere nel tranello per cui la denuncia sociale significa sacrificare i virtuosismi tecnici ed autoriali. Da sottolineare come Beppe Fiorello venga proposto in un ruolo che ne valorizza le doti, facendolo uscire da quell’incubo chiamato fiction. Invece, Santamaria interpreta un piccolo ruolo ma molto importante, il finanziere intransigente che rappresenta uno Stato cieco e sordo rispetto ai problemi molto più concreti degli esseri umani.
Quasi contemporaneamente rispetto a Crialese, anche il maestro Ermanno Olmi ha presentato un film “umanista” sulla questione immigrazione, pur coinvolgendo in maniera abbastanza pesante la religione e la Chiesa Cattolica. Anche Olmi ha espresso un giudizio severo sulla “disumanità” delle leggi umane, un vero e proprio ossimoro.

Nicola Donadio