THE PERVERT'S GUIDE TO IDEOLOGY (2012)

Scritto da Clarisse. Postato in Piani Americani

The Pervert's Guide to Ideology: Slavoj Žižek ritorna, dopo sei anni da The Pervert's Guide to Cinema, per ricordarci che viviamo in un mondo di condizionamenti involontari, anche (e soprattutto) quando guardiamo un film.

*Regia: Sophie Fiennes
*Scritto da: Slavoj Žižek
*Cast: Slavoj Žižek
*Produzione e durata: British Film Institute, Film4, Gran Bretagna 2012; 136 minuti.

Si potrebbe definire come una versione light di un ipotetico mondo Orwelliano. Eppure, crediateci o no, siamo davanti a un lungo monologo che non parla d'altro che del nostro, di mondo. Di come l'ideologia pervada ogni aspetto della nostra vita, in maniera più o meno palese, più o meno nascosta, più o meno consapevole.
L'unico reale personaggio di questo lungo film/documentario è lui, il famoso intellettuale sloveno, filosofo, critico culturale, o come altro preferite definirlo, Slavoj Žižek. Con il suo buffo modo di fare e le sue idee brillanti, con i suoi strambi tic e quel singolare modo di mostrare qualcosa di serissimo rendendolo quasi esilarante, Žižek presenta una critica basata sulla dialettica marxista mescolata a parodia di noi stessi e della nostra società.
Il tutto parte dall’analisi di una serie di film, dai classici a esempi più recenti, in cui si cela, in un modo o nell'altro, l'ideologia. E il punto di partenza perfetto è proprio Essi Vivono di John Carpenter, in cui il protagonista, con il semplice gesto di indossare degli occhiali, diventa fisicamente consapevole dei messaggi che si celano dietro ogni cosa, dai cartelloni pubblicitari alle persone che ha intorno.
Sono molti i film presentati in questo lungo monologo (o dialogo con lo spettatore, se lo si vuole), da Tutti insieme appassionatamente a Full Metal Jacket, da Taxi Driver, a Arancia meccanica, da Il cavaliere oscuro a Zabriskie Point, insieme a molti altri. E non soltanto siamo completamente immersi nel cinema, ma anche nella pubblicità, o, in eventi reali, come la riproduzione del footage delle rivolte inglesi del 2011 e degli attentati in Norvegia, sempre del 2011, oltre ai riferimenti al movimento Occupy Wall Street. Insomma, una piccola perla che, per dirlo con le parole di Sophia Savage nel suo articolo su Indiewire, "explores some heady stuff, using psychoanalysis and cinema to explore the mechanisms that shape what we believe and how we behave".
Chicca esilarante: da notare i cambi d'abito e di location di Žižek, in relazione al film di cui di volta in volta discute, che alleggerisce e rende divertente un argomento di portata pregnante, insieme alla sua naturale ironia dialettica.
Insomma, un'attenta rilettura in chiave filosofico-semiotica della nostra società, e di ciò che di essa è il prodotto, senza però quella patina di "pesantezza" che ci si potrebbe aspettare da un “prodotto” di questo genere.
Presentato in Italia al 30° Torino Film Festival, si spera in una distribuzione.

_Clarisse