AMERICAN: The Bill Hicks Story (2010)

Scritto da Nicola Donadio. Postato in Piani Americani

American: The Bill Hicks Story, l’uomo che ritrovò il cadavere del sogno americano.

Il più dissacrante comico americano degli ultimi decenni viene raccontato in un sorprendente documentario, realizzato con la partecipazione di amici e familiari.

 

Cresciuto nel severo ambiente battista del Sud degli States, Bill fu un talento precocissimo, a quindici anni si esibiva già davanti a pubblici adulti ed esigenti, in comedy club importanti, ottenendo un successo dietro l'altro. La sua carriera fu una esplosione di creatività e di rabbia, Hicks divenne presto l'uomo che annientava il "sogno americano". Potremmo dire però che quella del grande comico fu solo una lungimirante presa di coscienza: quel sogno non esisteva più. Non esisteva negli anni della sua adolescenza, quando il Vietnam rivelava la subdola debolezza dell'Impero a stelle e strisce; tantomeno poteva esistere negli anni del riflusso neo-liberista dell'era Reagan e Bush padre. Saranno questi anche gli ultimi anni della breve vita di Bill Hicks.

Le invettive che per anni provenirono dai palchi di tutto il Paese riguardavano gli aspetti più controversi e ipocriti della cultura americana. Spesso erano discorsi impopolari, come l'attacco alle campagne anti-fumo e anti-droghe. Hicks fu un accanito e, per certi versi, convinto consumatore di alcool e di droghe e anche quando smise non si tirò indietro, continuò ad attaccare il proibizionismo soprattutto nei confronti delle droghe leggere. "La vita è solo un giro di giostra" diceva spesso, in senso molto leopardiano, e le droghe erano per lui parte integrante del percorso, un modo di uscire dagli schemi e aprire la mente a nuovi orizzonti. L'alcool rischiò, invece, di distruggerne la carrieragià una prima volta; Hicks si riprese, smise di bere e tornò più travolgente di prima.

La maturazione, se così possiamo dire, avvenne quando Bill capì che doveva essere il pubblico a fare un passo verso di lui e non il contrario. Fu così che i temi profondi della "poetica" di Bill Hicks ne uscirono rafforzati.

Un altro di questi argomenti cardine era l'opposizione al bigottismo religioso, i nuovi spettacoli difatti si concentrarono contro i sostenitori dell'insegnamento del Creazionismo nelle scuole, contro le orride facce dei "Pro-life" anti-abortisti (così somiglianti a quelle dei non-fumatori); ma ben viva era anche l'opposizione alla truffa del marketing e alla vera pornografia, quella della pubblicità. Bill Hicks non era un anti-americano, anzi, si opponeva al nazionalismo guerrafondaio e alla decadenza morale dei suoi connazionali; si scagliava contro il presunto valore autoreferenziale della bandiera e ne rivendicava, al contrario, gli ideali più caratterizzanti, la libertà in primis. Dimostrò spregio verso l’arroganza dei militari e degli USA in particolare nella prima Guerra del Golfo e nella vicenda dell’uccisione di diversi appartenenti alla setta dei Davidiani.

Quando giunse in Gran Bretagna e iniziò ad esibirsi a teatro si rese conto di sentirsi maggiormente ascoltato e capito all’estero che nel suo Paese. Nonostante le recenti scuse di David Letterman, la censura del dodicesimo intervento di Hocks al suo celebre show fu il colpo di grazia ad un artista, ribelle per natura. Fu stroncato a poco più di trent’anni da un cancro al pancreas.

Nel realizzare questo splendido documentario, Matt Harlock e Paul Thomas hanno usato la tecnica del cut-and-paste per animare le istantanee della vita del comico e altre suggestive immagini. Numerosi sono i filmati di annata, sia da spettacoli televisivi che da spettacoli nei comedy-club. Stucchevole al punto giusto la colonna sonora di Mark Daniels.

Nicola Donadio