FRIEDRICK NIETZSCHE "Schopenhauer come educatore"

Scritto da The Truth. Postato in Libri

I Maestri.

Quando sentiamo in noi una simile incertezza, il desiderio di muovere i primi passi e il bisogno di una guida che ci sorregga, allora arte, scienza, filosofia possono indirizzare la nostra vita, purché prendano la figura di una persona, che incuta in noi rispetto e ammirazione. È scegliendo un maestro, che cominciamo a diventare qualcosa, e ciò per la modestia dell'atto, che attenua l'orgoglio giovanile, e per la fiducia nel sostegno, che dà fermezza al nostro incedere.

"Questo non è un libro distensivo, non si rivolge a coloro che leggono per riposarsi. E neppure a chi legge per estendere le sue cognizioni. È uno scritto destinato a chi ha ancora qualcosa da decidere, sulla sua vita e sul suo atteggiamento di fronte alla cultura. Quando sentiamo in noi una simile incertezza, il desiderio di muovere i primi passi e il bisogno di una guida che ci sorregga, allora arte, scienza, filosofia possono indirizzare la nostra vita, purché prendano la figura di una persona, che incuta in noi rispetto e ammirazione. È scegliendo un maestro, che cominciamo a diventare qualcosa, e ciò per la modestia dell'atto, che attenua l'orgoglio giovanile, e per la fiducia nel sostegno, che dà fermezza al nostro incedere. Questa è l'esperienza personale che Nietzsche ci racconta qui, e proprio le parole da lui adoperate - e la personalità che ne emerge - possono diventare per noi il modello per una ripetizione dell'esperienza. "Vivere, in generale, significa essere in pericolo". Così leggiamo in questo libro, e di tale natura sono i suoi insegnamenti. E se nelle parole di Nietzsche, e, attraverso lui, di Schopenhauer, noi cerchiamo la filosofia, la sua voce è ben diversa da quella che abbiamo inteso nelle scuole. È una voce troppo aspra, per una filosofia che dovrebbe, così ci hanno detto, interpretare la totalità della vita. Eppure, l'asprezza della vita tutti la conosciamo!

Ma se la filosofia deve discendere da una visione universale della vita, se deve, quanto più è possibile, "assomigliare" alla vita, allora Nietzsche e Schopenhauer sono gli ultimi filosofi, che non usurpino questo nome. Assumendoli come maestri impareremo qualcosa, sul conto della vita, e soprattutto sapremo come debba comportarsi colui che coglie una realtà dell'animale uomo al di là dei suoi interessi sensibili immediati, la conservazione dell'individuo e della specie. E non importa se, nella loro rivelazione del mondo, questi filosofi hanno fatto emergere una visione tragica, hanno mostrato il sostrato terribile e feroce della nostra esistenza, salvando dalla condanna della vita individuale e associata soltanto la cultura dell'uomo, l'arte, la religione, la filosofia. Dal dolore di questa conoscenza sorge una nuova possibilità del nostro agire, nel conservare e rafforzare l'esistenza della cultura. Questo è il senso più profondo del loro insegnamento, e capire questi filosofi significa operare nella direzione da essi indicata, in modo che l'"inattualità" della loro vita, il loro "distacco" dagli uomini e dagli interessi storici che li circondavano non si riproducano in altri filosofi solitari, simili a loro, ma siano il principio di un rivolgimento, che faccia risorgere la cultura come vita vivente, essenza di una società, sia pure ristretta, di uomini.

Perché tragica fu la loro vita individuale, come la loro rivelazione del mondo. Ma nulla può trapassare così durevolmente e intimamente in un animo giovanile, informandone di nobiltà la vita, quanto il destino tragico di un uomo esemplare. E, come Tucidide fa dire a Pericle, nell'orazione funebre: "In ciò sta peraltro un destino fortunato, nell'aver avuto in sorte, gli uni la morte più rifulgente, come adesso è toccato a costoro, e voi altri il privilegio di piangere la loro fine; per essi fu misurata una vita in cui la felicità si accompagnasse alla morte".

Giorgio Colli - Introduzione a "Schopenhauer come educatore"