RAINER MARIA RILKE e l'oggi "Elegie Duinesi"

Scritto da WES XIV. Postato in Libri

RAINER MARIA RILKE e l'oggi.
Un continuo prendere congedo.

'Bezug'. Heidegger lo chiamava così. Il perenne procedere di ogni essere verso il centro della sua natura. Era una tematica cara anche a Rilke.
La mente umana è strana, la mia esagera. Pensa sempre in modo troppo 'suo'. Quando vidi morire Carlo Giuliani, non ho pensato alla realtà contingente. Ho pensato a De André, a cosa avrebbe scritto lui, lui che ai fiori preferiva il letame, lui che alla maggioranza anteponeva l'anomalia, lui che in 'Sogno numero due' parlava del 'ruolo più eccitante della legge, quello che non protegge: la parte del boia'.
Allo stesso modo, quando ho visto franare le Twin Towers, non ho pensato - credo colpevolmente - alle vittime, a Bush, a Bin Laden. No. Ho pensato a Pazienza. Chissà come l'avrebbe disegnata, mi son detto. Lui che incontro alla morte ci andò vestito solo di un narcisismo disarmato, lui che intuiva sempre tutto troppo bene, lui che a trent'anni già non ne poteva più. Chissà che disegno avresti fatto, Paz. Certo avresti apprezzato la vignetta dell'amico Vauro, hai presente, quella dove c'è Superman che piange, circondato dalle macerie, le mani sul viso, per la prima volta sconfitto. Il mito dell'invincibilità svanita in un botto, anzi 2, forse 3. Chissà come l'avresti disegnato, Paz, quest'inizio di una nuova fine. Per non parlare del seguito e dei seguìti, del Sudan e della Siria, dei gommoni e dei nuovi fili spinati.
Bezug. Heidegger lo chiamava così. Rilke lo chiamava 'das offene'. Il luogo percorribile e vivibile per tutte le creature, tranne che per l'uomo. 
Ne parla soprattutto nell'VIII Elegia Duinese. Le "Elegie Duinesi", Rilke, le ha scritte vicino a Trieste, a Duino. Da qui il titolo. Essenziale, si direbbe scontato: L'unico caso del testo in cui la forma ha avuto un ruolo marginale. Rilke si era confrontato con l'esistenzialismo di Kierkegaard. Non ne era uscito benissimo. Da qui la stesura delle 'Elegie'. Da qui la scoperta di uno 'spazio interiore', la convinzione che esso potesse salvare l'uomo, tramutandolo da distruttore a salvatore del mondo. Era un'utopia, Rilke lo sapeva bene. Ma se anche non l'avesse saputo, gliel'avrebbe ricordato presto una leucemia. 
Bezug. Heidegger. Cioè no, Rilke. L' VIII elegia duinese. Le Twin Towers.I profughi siriani. Che c'entra. Sembra niente. Invece. Forse.
"Con tutti gli occhi vede la creatura/l'aperto. (..) Il libero animale ha sempre dietro di sé il tramonto e a sé dinanzi Dio, e quando va, va nell'eterno; come le fonti vanno".
Ecco cosa vede l'animale, la creatura non umana: l'aperto. Lo spazio puro, che non oppone frontiere allo sguardo. L'aperto è ciò che consente all'animale di camminare eternamente in avanti, nella purezza incustodita. L'animale ha sempre il tramonto dietro di sé. E l'uomo? L'uomo nel tramonto ci vive. L'uomo non vede l'aperto. Non lo vede mai. Non conosce la purezza, non ha neppure la benché minima capacità di scorgerla. "Gli occhi nostri soltanto son come rivoltati e tesi intorno a lei, trappole per il libero uscire. Ciò che è fuori, puro, solo dal volto animale lo sappiamo: perchè già tenero il bimbo lo volgiamo indietro, che veda ciò che ha forma, e non l'aperto (..) Noi non abbiamo mai, neppure un giorno lo spazio puro innanzi, nel quale in infinito di dischiudono i fiori".
L'uomo non ha mai alle sue spalle il tramonto. L'uomo guarda 'frontale' la creazione, è escluso da uno spazio senza orizzonte e senza prospettiva. L'uomo non scorge il significato profondo, la cadenza infallibile della natura. L'uomo è spettatore eterno, spettatore di un mondo chiuso di cui si affanna a trovare un ordine, una logica.
"Come quello , sull'ultima collina che gli mostra per una volta ancora tutta la sua valle, s'arresta, si volge indietro, indugia. Così viviamo, in un continuo prendere congedo".

|Wes Xiv|

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