Area 51

DJ SHADOW

DJ SHADOW "Endtroducing" (1996)

Le infinite porte della percezione

THE BREATHING EFFECT

THE BREATHING EFFECT "Mars Is A Very Bad Place For Love" (2015)

Uno scorcio cinematografico su Marte, tra Coltrane e gli Air.

CHEMICAL BROTHERS

CHEMICAL BROTHERS "Exit Planet dust" (1995)

Anfetaminiche digressioni in rave appeal.

AUTECHRE

AUTECHRE "Exai" (2013)

Messaggi in codice per intelligenze aliene.

AUTECHRE

AUTECHRE "Incunabula" (1993)

Astrattismo di fine millennio.

  • DJ SHADOW

    DJ SHADOW "Endtroducing" (1996)

  • THE BREATHING EFFECT

    THE BREATHING EFFECT "Mars Is A Very Bad Place For Love" (2015)

  • CHEMICAL BROTHERS

    CHEMICAL BROTHERS "Exit Planet dust" (1995)

  • AUTECHRE

    AUTECHRE "Exai" (2013)

  • AUTECHRE

    AUTECHRE "Incunabula" (1993)

JERUSALEM IN MY HEART "If He Dies, If If If If If If" (2015)

Scritto da WES XIV. Postato in Area 51

Culture e percezioni altre per superare il concetto di confine.

 

Quella del libanese Radwan Ghazi Moumneh, in arte Jerusalem In My Heart, è la rappresentazione sonora del limite, inteso come la separazione netta delle culture.
Attraverso essa, Moumneh porta avanti immagini e sonorità tipiche della propria terra fuse in maniera sapiente con trovate elettroniche di matrice occidentale, cosmica e pulviscolare, mediante le quali raggiunge il superamento sensoriale del confine.
Un processo catartico che non ha paura di attraversare l'ombra delle trincee fondamentaliste - sfidate a colpi improvvisi di noise - (molto simili a raffiche di mitra o a folate di eliche militari) per poi approdare serico tra le sponde finalmente libere dell'ipnosi, mediante arpeggi che odorano di sabbia martirizzata e conforto.
Lungo gli otto spartiti, infatti, va delineandosi uno scenario mistico ed insieme reale: materia e spirito, particolare ed universale, cose e spazio. Un'arte che condensa tutto il proprio campo nella struttura aerea dell'angoscia, che è l'estremo di una relazione dialettica lontanissima, oltrepassabile solo ed unicamente mediante l'antitesi. Processo sì drammatico, ma necessario per raggiungere il controllo emotivo della rabbia e del dolore, raggiunto il quale, è possibile disciogliere immagini affrancate dallo sgomento e dalla paura.
Gli interventi nella storia sono azioni, dunque anche la musica dev'essere un'azione che si compie; è un'impresa che si intraprende e che non si sa come vada a finire. La cosiddetta coerenza stilistica, per cui tutte le parti di un'opera d'arte formano un tutto armonico, è un pregiudizio di cui bisogna fare giustizia: l'arte è realtà e vita, la realtà e la vita non sono coerenti. Se, mentre un musicista costruisce una canzone, le circostanze mutano, la canzone registra un mutamento, finisce diversamente da come era cominciata. Nella creatura di Jerusalem In My Heart è avvenuto un mutamento a vista che ha determinato un allargamento tale dell'orizzonte che lo stesso gli ha permesso di superare non solo i confini ma anche i pregiudizi. La cultura araba e l'Occidente si sono abbracciati trasfigurando la realtà, trasformandola in una struttura nuova, quella del paradiso dell'arte universale.
Spirito e materia, terra e cielo. Per sconfiggere la morte ed ogni confine su questa odiosa terra dei limiti.


|Wes Xiv|

  • Tracklist
  1. Al Affaq, Lau Mat, Lau Lau Lau Lau Lau Lau (The Hypocrite, If He Dies, If If If If If If) 
  2. A Granular Buzuk 
  3. 7ebr El 3oyoun (Ink From The Eyes) 
  4. Qala Li Kafa Kafa Kafa Kafa Kafa Kafa (To Me He Said Enough Enough Enough Enough Enough Enough 
  5. Lau Ridyou Bil Hijaz (What If The Hijaz Was Enough?) 
  6. Ta3mani; Ta3meitu (He Fed Me; I Fed Him) 
  7. Ah Ya Mal El Sham (Oh The Money of Syria) 
  8. 2asmar Sa7ar (The Brown One Cast A Spell)

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21-01-2013
AUTECHRE "Incunabula" (1993)

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